I workshop.

I workshop. I workshop sono un’attività veramente inutile.
Nel workshop fotografico si piazza una bellona da paura al centro di un cerchio di fotografi, con soft-box, flash, pannelli riflettenti, diffusori, click a raffica e ventilatori. I fotografi si illudono di imparare qualcosa, fotografando una bella ragazza svestita che socchiude le labbra e ha i capelli di lato. Sì, guardano le foto quando tornano a casa e mentre le scorrono sul loro monitor enorme e sbavano per minuti e minuti consecutivi, si credono migliori di prima. Guarda come mi è venuta fuori bella quì, guarda che sguardo, guarda che lineamenti. Sì. Ok.
Provate a piazzarci una brutta, al centro degli obiettivi. Metteteci una particolare, piccola, minuta, che non abbia due gambe di 3 metri ciascuna. Metteteci una con le lentiggini. Scommetto che non le vedete neanche. Metteteci una col naso storto, una che ha uno sguardo sfuggente, una timida, una cieca, che non puo’ guardarvi. Mettetecela. Poi fatemi sapere se passerete i minuti successivi alla fine a sbavare sul monitor, o se semplicemente formatterete la scheda di memoria senza neanche guardarle. La fotografia è fine, perché non lo capite? Bisogna arrivarci col cervello, bisogna capire l’altro, POI, POI! e non DURANTE, si fotografa. Se non capite non riuscirete a fare niente, niente mai niente, non bucherete lo schermo, non farete colpo sui voi stessi. Farete colpo solo sugli amici, sui fidanzati e sui genitori. Sulla parte della gente che c’entra meno col vostro lavoro. A loro va sempre bene tutto, le farete sempre meglio di loro le fotografie. Ma loro non vi migliorano. Il soggetto vi migliora, quello sì, quello vi lascia un’esperienza che è da mettere da parte, il soggetto ti lascia un’impronta, si mette nelle tue mani e aspetta. Aspetta te, non i loro amici che urlino “che bellaaaaa”, aspettano te, che sei davanti e la stai guardando. Tu hai infinite possibilità di fotografarlo e portarlo con te, ma ne hai solo una, o due, di quelle che valgono. Una o due. Non di più. Se non le trovi, mi dispiace, io lo considero lavoro buttato.

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One Comment

  1. Verissimo! La prima volta che ho fotografato una modella professionista nel 2005 ho pensato “è successo il miracolo e sono diventato bravo all’improvviso”! Invece ad essere brava era solo la modella… e mi ci sono voluti altri 4 anni per imparare a gestire una persona sconosciuta ed intimidita davanti all’obiettivo! Essere un bravo fotografo non vuol dire solo saper usare l’attrezzatura, ma anche sapersi relazionare con le persone in modo da ritrarle al meglio delle loro caratteristiche fisiche ed emotive. :)

    Posted 20 ottobre 2009 at 17:34 | Permalink

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