Controsensi

Perché, quando guido nel paese dove sono nata, vedo sempre tutto uguale? Vedo le stesse case e le stesse vecchine, vedo sempre le galline in quell’esatto incrocio e il filo spinato sfondato da un incidente d’auto anni fa, vedo sempre il mio platano che non so che albero sia in realtà e sempre quel passaggio a livello maledetto sempre chiuso.. E i finestrini sono bagnati, e lo vedo tutto attraverso mille costellazioni d’acqua e congiungo tutto con le dita, e formo geometrie senza senso. Giro il volante lentamente mentre imbocco la mia vita e vedo un gatto sentinella sul sentiero del parco e aspetto che il volante torni nella sua posizione, accelero un pochino e vedo i bambini che dalla strada si spostano sui marciapiedi. Curvo ancora, e parcheggio al mio solito posto, di fronte alla mia stessa casa, e apro sempre lo stesso cancello.
Perché, quando prendo l’autobus nella città dove vivo, è sempre tutto diverso? Vedo sempre persone diverse, nonostante il tram sia sempre quello, non vedo galline, vedo solo cani al guinzaglio e nessuno mi saluta. Non vedo nessun platano, schivo i lavavetri e quando infilo la macchina nel garage pigio il tasto del cancello automatico e mi infilo in un piano sotto terra buio e profumato di cemento, a malinconia, e pigio il tasto dell’ascensore che mi porta al mio ottavo piano. Dove a salutarmi ci sono le mie piante.
Eppure, non ho mai nostalgia del mio paese, ma sempre della mia città.

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