Come le stelle noi soli nella notte ci incontriamo, come due stelle noi silenziosamente insieme,
ci sentiamo.
Sul 20, l’autobus che mi porta a casa stanotte, ho due macchine fotografiche al collo e 3 obiettivi nella borsa. Ho l’iPod e ascolto una canzone schifosamente italiana, ma su questo autobus volevo assolutamente sentirla: ho i capelli sconvolti e parcheggiata quì di fronte, 5 minuti fa, c’era una limousine bianca. Tanto che ho pensato ma va, stasera finalmente mi sono passati a prendere, era ora!
E c’è un cinese sul 20 che pigia il tasto di fermata ogni volta ma non scende mai, forse gli piace il suono. E due ragazze con gli stivali rossi che devono attraversare la strada, e il bus si ferma, le fa passare, sono sulle striscie pedonali. E un mare di insegne, bar, bar impero, hotel bologna, una lanterna rossa di un ristorante asiatico che tremola un po’ e vorrei fotografarla, ma il tremolìo non verrebbe e diventerebbe una normalissima lanterna rossa. E vedo i riflessi dei semafori sui sanpietrini, ora sono tutti verdi e andiamo avanti, su questo autobus numero 20 ed ecco, i motorini fermi al semaforo, di fronte a noi, tutti in fila coi caschi diversi e appena torna il verde sfrecciano. E io sono qui, seduta nella prima sediolina davanti di fianco all’autista, e guardo alla mia destra i parchi e i parcheggi passare, e anche le macchine in doppia fila con le quattro frecce, con i ragazzi fuori appoggiati allo sportello, braccia incrociate, perché la donna è in ritardo.