Mattino

C’è che esco di casa, la domenica mattina alle sette, e ci sono solo io. Apro la porta di casa e già in ascensore pregusto il silenzio che sentirò fuori. Scorro le canzoni sull’iPod e mi sistemo gli auricolari. Sciarpa ben legata. Braccia lungo i fianchi. Esco da questo palazzo altissimo e comincio a camminare, conto i mattoncini nel giardino cementato, e come alla fine di un gioco esco ed arrivo al cancello, lo apro, e sono sulla strada. E respiro. Respiro che ci sono solo io, e un paio di persone con i rispettivi cani a passeggiare. Tiro fuori l’iPod dalla tasta, quella dietro, a sinistra, perchè resta sempre lì, e alzo il volume, altissimo, immobile, in mezzo alla strada: mi giro a destra, niente. Mi giro a sinistra, niente. Solo io, nessuna macchina, il semaforo segna rosso per i pedoni, ma io sono immobile, ferma, in mezzo alla strada, e tira un po’ di vento, e io lo sento, sento che sono da sola. Cammino molto lentamente, il treno parte fra venti minuti ma io  cammino lentamente, nel silenzio bisogna navigarci lentamente e se corri lo sprechi, produci rumore, frenesia, è tutto il contrario. Metto un piede davanti all’altro e arrivo con calma fino alla stazione, i semafori sono gialli-rossi-verdi inutilmente, io proseguo, e proseguo solo io. Entro nell’atrio, e sorrido: a tutti quelli che, come me, hanno sentito il silenzio stamattina in città, in una città dove anche alle 2 di notte c’è traffico sui viali, e dove la cappa di smog è una striscia grigia perenne. Abbasso il volume dell’iPod, quì dentro è troppo alto, sembra quasi che rimbombi, scelgo un treno e compro il biglietto. Scale, scale, scale veloci, arrivo al binario e mi siedo. E aspetto. Aspetto il treno e bevo un po’ d’acqua, e quando arriva il treno l’aria si sposta, e si spostano anche i miei capelli. Alzo il volume dell’iPod, il treno fa rumore e mi confonde la canzone. Si aprono le porte, scende la gente, io immobile sul muretto le guardo, e tengo l’iPod in mano. Scendo con un piccolo salto e metto in piede sullo scalino del vagone, mi isso, ed entro nel treno. E lascio dietro di me il silenzio riempirsi, sporcarsi, da bianco a grigio e infine a nero, graffiato, rotto da milioni di persone, che nel frattempo, se lo sono perso.

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2 Comments

  1. Quanta serenità , ti invidio!

    Posted 6 marzo 2008 at 14:09 | Permalink
  2. Scritto divinamente ma a me trasmette inquietudine più che calma :/

    Posted 9 marzo 2008 at 19:52 | Permalink

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