E vorrei che la notte non finisse mai per ascoltare in un repeat infinito questa canzone, la numero 5 di Moon Safari, album morbido e perfetto degli Air, pura poesia, un quadro. Accelerare e superare le macchine quando i violini si alzano e rallentare quando si fermano, piano, curvando nel vicolo coi lampioncini gialli. Svegliarli, spedire mille lucciole a bussare alle porte per farli uscire di casa tutti, in pigiama, sbalorditi, a sentire la scia della canzone che sto ascoltando provenire dalla mia macchina. E innamorarsene all’improvviso, senza mai sapere che melodia è, tenendosela in testa fino alla fine dei giorni, nel cervello, canticchiandola per cercare di indovinarla, quando improvvisamente la sentiranno per radio e si illumineranno nel profondo, facendo vibrare ogni cellula, capendo finalmente cosa vuol dire ricordarsi di. Ascoltarla, fino alla fine, finalmente una melodia intera compiuta, indelebile in una vita. Cielo velluto, ammorbidisce il freddo e la follia, abbraccia le gocce di emozioni dietro ad ogni casa, di notte, mentre niente dorme e tutto ascolta, in silenzio, in attesa. Cielo morbido, che smussa gli angoli e illumina le menti, che ispira e che culla la tristezza. Luccichii d’argento, disegni nell’aria, incorniciano un momento, un pensiero fulmineo, e lo spargono dappertutto, come mille parole, come mille lettere e mille virgole. E menti, che lo scrivono e lo leggono, leggono, per ricordarsi finalmente, ancora una volta, di.
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2 Comments
è bellissima Francesca.
…e ora mi ascolto la canzone. :P
Si, canzone interessante, con vaghi echi ambient, lounge raffinato e quel piglio “indietronico” che prendeva sempre più piede alla fine degli anni novanta.
Si, d’accordo, Sfinge… vedrò di registrarmi, così da poter commentare come si deve! :D