mentre ero in sardegna ho avuto molto tempo per pensare e per leggere. solitamente, quando leggo molto, i miei post migliorano qualitativamente ma anche dal punto di vista della quantità. la sardegna è un’isola, si sa, con un bel mare e belle spiagge e tutto quello che ne consegue. ma vi voglio raccontare qui di seguito tutto quello che non è mare e sabbia di quarzo. era la terza volta che tornavo in sardegna, e io e M abbiamo alloggiato solo in bed & breakfast. consiglio questo tipo di sistemazione a chiunque, dai più esigenti agli avventurieri. come prima cosa sono molto più accoglienti degli ostelli. è chiaro, dipende dal tipo di vacanza che volete fare, se volete conoscere, fare & strafare allora ostellatevi pure. noi due, essendo una coppia uscita da un periodo molto stressante per lui e un periodo di vuoto e futilità per lei dovevamo riempirci il tempo di coccole, coccole che fossero case in mezzo alla campagna sarda con vista sul mare o coccole di marmellate fatte in casa la mattina. sono economici e tranquilli, e ultimamente la media della qualità offerta si è alzata molto. i gestori sono in genere molto ospitali. in particolare, a cabras, ne abbiamo trovata una che ci ha adottati come figli, e ci ha consigliato e cullato nel più gentile dei modi. le giornate le passavamo, effettivamente, in spiaggia a leggere libri. M aveva sempre freddo e i bagni in mare duravano poco meno di 6 minuti, io invece con la fisheye subacquea, maschera e boccaglio restavo in acqua molto più tempo, tanto da aver fatto 48 foto sott’acqua. abbiamo macinato chilometri in macchina, guidavo un po’ io e un po’ lui, su per tornanti e per paesi fantasma come argentiera, dove è rimasto un bar e enormi scheletri di miniere e magazzini a picco sul mare. grigio scuro e marrone, strutture su montagne, vuote dentro, con nastri rossi che volavano al vento arrotolati alle finestre, e cartelli di cantieri. ai piedi di questo mini-colosso minerario c’era una piccola caletta di mare cristallino. ci siamo persi innumerevoli volte ma siamo riusciti a salvarci anche in mezzo al deserto sardo fatto solo di rotoballe ed erba secca. abbiamo dormito sulla spiaggia, a stintino, e la mattina verso le 5, mentre avevamo appena preso sonno perché disturbati tutta la notte da due gruppi di ragazzi che facevano il bagno notturno e un gran rumore, siamo stati svegliati da un gruppo parrocchiale che raggiunta la spiaggia ha urlato “ok! ci siamo solo noi, e i gabbiani!”…
…”e una tenda!”
eravamo noi, quelli nella tenda. mi sono ascoltata, ridendo, tutte le loro preghiere e dopo aver preso sonno per la noia, mi sono risvegliata nel bel mezzo della loro partita di rugby a mezzo metro dalla nostra tenda. abbiamo dormito in tenda anche l’ultimo giorno, vicino a una tedesca coi capelli corti che aveva uno zombie tatuato sul braccio. M ha anche provato a fare un po’ di surf, ma non si è rivelato propriamente un successo. in compenso, tutti i surfisti che erano sulla spiaggia quel giorno, hanno passato due ore a cavalcioni sulla tavola, in mare, ad aspettare le onde che non arrivavano. avrei portato a casa un po’ di sassi, perché mio padre, quando ero piccola (ma suppongo anche adesso) ne portava sempre un paio a casa. non ho comprato pecorino sardo da pastori ma ho mangiato due pizze sarde molto buone. ho mangiato pesce, ho bevuto vino bianco ma ci è anche esplosa una birra in macchina che abbiamo abbandonato in corsa vicino a una profumeria in un paesino dove per trovare un bancomat abbiamo camminato mezz’ora in tondo. ho bevuto tantissima acqua calda, dato che dopo 1 ora di spiaggia diventava pronta per cuocerci la pasta, ma ho ascoltato per ore il maestrale e tutti gli altri venti. ho sottolineato a matita un sacco di libri e mi sono annotata delle parole chiave per i prossimi post che scrivero’. ah, sì, la radio sarda lascia un po’ a desiderare, ma tanto sarete occupati a leggere i nomi dei paesi sui cartelli e i cognomi sardi sui tir :) .